COSA SUCCEDE SE UNO DEI CONIUGI NON RISPETTA LA SENTENZA? (la seguente disciplina è applicabile anche al provvedimento che conclude una qualunque delle procedure di separazione consensuale, avendo tali provvedimenti la stessa efficacia di una sentenza emessa nel giudizio di separazione giudiziale) Se non rispetta la disciplina dei rapporti personali , su istanza del coniuge non inadempiente:   il giudice civile può : (art.lo 709 ter c.p.c.)     1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4)   condannare   il   genitore   inadempiente   al   pagamento   di   una   sanzione   amministrativa   pecuniaria,   da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende. il giudice penale può : 1)    condannare    il    coniuge    inadempiente    per    il    reato    previsto    dall’art.lo    388    codice    penale    cioè mancata ottemperanza ad una sentenza del giudice civile. 2)    condannare    il    coniuge    inadempiente    per    il    reato    previsto    dall’art.lo    570    codice    penale    cioè violazione degli obblighi di assistenza familiare. Se non rispetta la disciplina dei rapporti patrimoniali  su istanza del coniuge non inadempiente: il giudice civile può 1)   procedere   esecutivamente   contro   il   debitore   inadempiente   che   risponde   dei   suoi   debiti   con   tutti   i suoi   beni   presenti   e   futuri   (art.lo   2740   c.c.),   cioè   pignorare   i   beni   del   coniuge   che   non   paga   gli   assegni, venderli   alle   aste   pubbliche   e   consegnare   il   ricavato   nella   misura   del   credito   al   coniuge   creditore   (e ovviamente il residuo all’altro). 2)   Se   il   coniuge   debitore   è   stipendiato,   disporre   la   distrazione   alla   fonte   dello   stipendio    e   cioè ordinare   al   datore   di   lavoro   del   coniuge   obbligato   al   pagamento   e   inadempiente   di   versare   direttamente all’avente   diritto   una   parte   dello   stipendio   decisa   nella   misura   dal   giudice   (che   in   questa   materia   non   è limitata al quinto) e ovviamente il residuo all’altro coniuge suo dipendente.  il giudice penale può : 1)    condannare    il    coniuge    inadempiente    per    il    reato    previsto    dall’art.lo    388    codice    penale    cioè mancata ottemperanza ad una sentenza del giudice civile. 2)    condannare    il    coniuge    inadempiente    per    il    reato    previsto    dall’art.lo    570    codice    penale    cioè violazione degli obblighi di assistenza familiare. IL GIUDICE NELLA SENTENZA PUÒ DECIDERE DI TRASFERIRE LA PROPRIETÀ DI BENI DI UN CONIUGE A FAVORE DELL’ALTRO PER EQUILIBRARE I RAPPORTI PATRIMONIALI DELLA FAMIGLIA SUCCESSIVI ALLA SEPARAZIONE? No. il giudice per regolare i rapporti patrimoniali della coppia può solo disporre: 1 . gli assegni di mantenimento , 2 . la   condivisione   tra   i   coniugi   di   alcune   spese   della   prole   (es.   scolastiche,   mediche,   ricreative,   ludiche, in   una   misura   definita   generalmente   con   una   percentuale   e   delle   spese   straordinarie   sostenute   per la prole anch’esse in una misura espressa percentualmente). 3 . l’assegnazione della casa  ove sono maturate e persistono le abitudini della prole. Il   giudice   non    può   trasferire   la   proprietà   di   beni   di   un   coniuge   all’altro,   per   equilibrare   e   disciplinare i rapporti della famiglia. E’   invece   possibile,   ed   anzi   favorito   dalla   legge   con   esenzioni   fiscali,   il   trasferimento   della   proprietà di    beni    tra    i    coniugi     in    base    ad    un    loro    accordo    spontaneo    nella    diversa    procedura    di    separazione consensuale per comporre i rapporti patrimoniali relativi alla separazione stessa. SE DOPO LA CONCLUSIONE DEL GIUDIZIO DI SEPARAZIONE MIO MARITO RICEVE UN AUMENTO DI STIPENDIO O SE TRASCURA I FIGLI, POSSO CHIEDERE, NEL PRIMO CASO UN AUMENTO DEGLI ASSEGNI E NEL SECONDO DI  MODIFICARE IL REGIME DI AFFIDO STABILITO NELLA SENTENZA? Si.    In    qualunque    tempo    è    possibile    modificare    le    disposizioni    contenute    nella        sentenza    di separazione   giudiziale   concernenti   il   coniuge   (art.156   c.c.   ultimo   comma)    o   quelle   concernenti   i   figli   (art.   337 Quinquies   c.c.)    (con   ricorso   in   tribunale   -art.lo   710   c.p.c.- )   se   dopo   l’emissione   della   stessa   (e   dunque   dopo   la conclusione della causa) avvengono fatti del tipo indicato nel titolo del presente paragrafo.  Inoltre,    in    materia    di    separazione    è    possibile    modificare,    se    insorgono    fatti    nuovi,    qualunque      provvedimento    successivo    che    riforma    il    precedente,    un    numero    illimitato    di    volte,    per    adeguare    la disciplina   dei   rapporti   personali   e   patrimoniali   della   coppia   agli   eventi   che   caratterizzano   l’evoluzione della vita.  E’   prassi   ordinaria,   per   esempio,   chiedere   un   aumento   degli   assegni   computati   quando   i   figli   erano piccoli,   nel   momento   in   cui   gli   stessi   diventano   adolescenti.   Infatti,   prima   bastava   nutrirli   e   portarli   al parco   per   soddisfare   le   loro   esigenze.   Quando   diventano   adolescenti   hanno   la   necessità   di   comperare   il motorino,   il   telefonino,   pagare   la   discoteca,   il   pub   etc.   Per   contro,   in   genere,   i   genitori   col   passare   degli anni   fanno   carriera   e   guadagnano   di   più,   onde   si   verifica   uno   sbilanciamento   dei   rapporti   patrimoniali, nell’esempio, che il tribunale, su domanda, può riequilibrare.    Per   quanto   riguarda   la   possibilità   di   chiedere   un   aumento   dell’assegno   di   mantenimento   per   il   fatto     dell’aumento    del    reddito    dell’obbligato,    bisogna    distinguere    a    seconda    che    l’aumento    stesso    fosse prevedibile   o   imprevedibile   e   a   seconda   che   l’assegno   del   quale   si   richiede   l’aumento   sia   quello   del coniuge o dei figli. L’aumento    dei    redditi    del    coniuge    più    abbiente    consente    di    chiedere    l’aumento    dell’assegno    di mantenimento   dell’altro   coniuge   solo   se   era   prevedibile   prima   della   separazione   e   pertanto   faceva   parte delle aspettative di benessere maturate dal coniuge meno abbiente durante il progetto matrimoniale. In   genere   un   aumento   dei   redditi   a   seguito   di   una   promozione   durante   la   carriera   del   coniuge   che lavora   è   prevedibile   e   rappresenta   un   aspettativa   dell’altro   coniuge,   pertanto   è   possibile   in   questo   caso chiedere   un   aumento   dell’assegno   di   mantenimento.   Invece,   ad   es.   una   vincita   al   totocalcio   eseguita   dal coniuge   che   paga   l’assegno   non   è   prevedibile,   non   faceva   parte   del   progetto   matrimoniale   e   pertanto   non è   possibile   chiedere   un   aumento   dell’assegno   di   mantenimento   sulla   base   di   questa   circostanza,   essendo la   vincita   una   circostanza   eterogenea   e   imprevedibile   che   non   rientra   nelle   aspettative   maturate   dal coniuge    beneficiario    (cioè    che    riceve    l’assegno)    durante    i    progetto    matrimoniale.    E’    invece    sempre possibile   chiedere   l’aumento   dell’assegno   di   mantenimento   dei   figli   all’aumentare   (significativo)   dei redditi dell’obbligato, indipendentemente dalla prevedibilità della causa dell’incremento dei   redditi. POSSO CHIEDERE IO LA SEPARAZIONE DI MIA FIGLIA DAL PROPRIO MARITO PERCHÉ MI SEMBRA VESSATA DALLO STESSO? No. Solo i coniugi possono chiedere la propria separazione personale. art.lo 150 comma 3 c.c.   QUANDO POSSO DIVORZIARE SE MI SEPARO CON QUESTA PROCEDURA? Occorre   aspettare   almeno   un   anno   dall’udienza   presidenziale   anche   se   la   sentenza   che   dispone   la separazione   è   già   passata   in   giudicato.   (La   sentenza   che   dispone   la   separazione,   passa   in   giudicato    dopo 30   giorni   se   notificata   a   controparte   o   dopo   6   mesi   se   non   viene   notificata   e   sempre   che   non   venga impugnata). Come   abbiamo   visto   nei   precedenti   capitoli   invece   se   la   separazione   è   conseguita   con   procedure consensuali occorre aspettare solo 6 mesi per poter divorziare.
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