successivi    alla    separazione.    La    coppia,    dopo    l’omologazione    del    verbale,    è    tenuta    a    rispettare    la disciplina in esso contenuta.  DEVO ANDARE PERSONALMENTE DAVANTI AL GIUDICE O CI PUÒ ANDARE IL MIO AVVOCATO? No.   La   presenza   personale    delle   parti   davanti   al   giudice   è   obbligatoria.   Non   è   possibile   mandare un delegato, nemmeno il proprio avvocato. SE L’ALTRO CONIUGE DOPO AVER FIRMATO IL RICORSO DALL’AVVOCATO, POI NON SI PRESENTA IN TRIBUNALE, COSA SUCCEDE? Se   uno   dei   due   coniugi   dopo   essersi   accordato   ed   aver   firmato   il   ricorso   davanti   all’avvocato   non si   presenta   in   tribunale   all’udienza   fissata   o   presentandosi   davanti   al   presidente   non   conferma   la volontà   di   separarsi,   il   giudice   fissa   una   nuova   udienza.   Se   anche   a   questa   una   parte   non   si   presenta,   il giudice dichiara estinto il procedimento e cancella la causa dal ruolo. Essendo   la   separazione   consensuale   un   atto   di   c.d.   volontaria   giurisdizione,   il   giudice   non   può dettare   d’imperio   la   disciplina   dei   rapporti   della   coppia   ma   deve   limitarsi   a   dichiarare   estinto   il procedimento   per   l’impossibilità   di   ricevere   la   dichiarazione   del   consenso   alla   separazione   da   parte   di uno dei due coniugi.  SERVE NECESSARIAMENTE UN AVVOCATO O POSSIAMO ANDARE NOI CONIUGI DA SOLI A FARE LA SEPARAZIONE IN TRIBUNALE ? L’art.lo   707   del   codice   di   procedura   civile   vedi   qui   l’art.lo   707   c.p.c.    stabilisce   che   “i   coniugi   debbono comparire   personalmente   davanti   al   presidente   con   l'assistenza   del   difensore .   L’art.lo   711   vedi   qui   l’art.lo 711c.p.c.    che   stabilisce   le   attività   che   la   coppia   deve   compiere   personalmente   in   occasione   dell’udienza presidenziale     non     deroga     all’art.lo     707.     Pertanto     la     presenza     del     difensore     dovrebbe     essere obbligatoria.   Tuttavia   alcuni   tribunali   consentono   alla   coppia   di   eseguire   la   procedura   di   separazione consensuale   da   sola   senza   il   difensore,   mentre   altri   pretendono   la   presenza   di   un   difensore   anche   per la   separazione   consensuale.   Ci   sono   differenti   orientamenti   nel   senso   detto   anche   tra   tribunali   della stessa regione. IN QUALE TRIBUNALE SI FA LA SEPARAZIONE CONSENSUALE ? Presso   “il   tribunale   del   luogo   dell'ultima   residenza   comune   dei   coniugi   ovvero,   in   mancanza,    del   luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio” . IL    TRIBUNALE    PIÙ    VICINO    NON    ACCETTA    UNA    DOMANDA    DI    SEPARAZIONE    AVANZATA    DAI CONIUGI    SENZA    L’ASSISTENZA    DI    UN   AVVOCATO.    POSSO    RECARMI   A    FARE    LA    SEPARAZIONE PRESSO UN ALTRO TRIBUNALE DELLA MIA REGIONE CHE INVECE ACCETTA TALE DOMANDA?    La   coppia   non   può   scegliere   presso   quale   tribunale   iniziare   la   procedura   di   separazione,   per   il fatto   della   competenza   territoriale   obbligatoria   degli   Organi   Giudiziari,   che   deve   essere,   come   detto, necessariamente    quella    “del    tribunale    del    luogo    dell'ultima    residenza    comune    dei    coniugi    ovvero,    in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio”   leggi l’art.lo 706 c.p.c. Nel    caso    della    separazione    consensuale     se    i    coniugi    hanno    diverse    residenze ,    alle    quali corrispondono   competenze   territoriali   di   differenti   tribunali,   possono   incardinare   a   loro   scelta   la procedura di separazione consensuale in uno dei due tribunali. QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA SEPARAZIONE LEGALE CONSENSUALE? Si    riassumono    gli    effetti    della    separazione    legale    trattati    più    ampiamente    qui .    I    coniugi acquistano   lo   status   di “coniugi   legalmente   separati”   che   consente   loro,   se   lo   desiderano,   di   divorziare dopo   6   mesi   dall’udienza   presidenziale   della   procedura   di   separazione.   Se   la   coppia   era   in   regime   di comunione   legale   dei   beni   questa   si   scioglie   e   il   regime   applicato    diventa   quello   della   separazione legale   dei   beni,   che   consente   ai   coniugi   separati   di   effettuare   acquisti   senza   che   questi   ricadano   in comproprietà   dell’altro   coniuge.   Viene   emesso   un   provvedimento   (decreto   di   omologa)   che   recepisce la   disciplina   dettagliata   dei   rapporti   della   coppia   successivi   alla   separazione   decisa   dalla   coppia   stessa che diventa obbligatoria per entrambi i coniugi. QUANDO POSSO EFFETTUARE ACQUISTI, SENZA CHE QUESTI RICADANO IN COMPROPRIETÀ IN CAPO ALL’ALTRO CONIUGE? In   passato   perché   si   verificasse   lo   scioglimento   della   comunione   legale    occorreva   attendere   il passaggio   in   giudicato   della   sentenza   di   separazione   emessa   all’esito   di   procedura   di   separazione giudiziale,    o    l’emissione    del    decreto    di    omologa    che    concludeva    la    procedura    di    separazione consensuale.   Nel   2015   la   legge   6   maggio   2015,   n.   55,   modificando      il   contenuto   del’art.lo   191   c.c.   ha introdotto le seguenti novità: Dal   momento   in   cui   il   giudice   autorizza   i   coniugi   a   vivere   separati   nella   separazione   giudiziale,   o la   coppia   sottoscrive   il   verbale   nella   separazione   consensuale,   ope   legis,   viene   modificato   il   regime patrimoniale   della   famiglia,   da   comunione   legale   dei   beni   a   separazione   legale   dei   beni.    leggi   l’art.lo   191 comma II c.c. . Pertanto,   il   coniuge   in   comunione   dei   beni,   dopo   detti   momenti,   si   troverà   nel   regime   legale   di separazione   dei   beni   e   potrà   effettuare   acquisti   di   beni   conseguendone   la   proprietà   al   100%,   non   solo al   50%.   (Come   detto,   prima   di   tali   momenti   e   cioè   durante   la   vigenza   del   regime   di   comunione   legale dei beni, gli acquisti di un coniuge ricadono, ope legis, al 50% in capo all’altro). Attenzione    però,    se    la    separazione    non    viene    omologata    (ad    es.    perché    il    collegio    trova    le pattuizioni   che   i   coniugi   si   sono   dati   inidonee   alla   cura   degli   interessi   dei   figli),   il   processo   si   estingue e   secondo   la   migliore   interpretazione   del   secondo   comma   dell’art.lo      191   c.c.   e   delle   parole   “purché omologato”,     non    solo    si    ripristina    lo    status    quo    ante,    ma    l’intera    procedura    di    separazione    è    da considerarsi    tamquam    non    esset,    onde    gli    acquisti    compiuti    medio    tempore    ricadrebbero    in comunione.   Pertanto   è   consigliabile   attendere   comunque   l’omologazione   prima   di   effettuare   acquisti importanti se si vuole essere certi che non ricadano nella sfera patrimoniale dell’altro coniuge al 50%.    DOPO LA SEPARAZIONE CONSENSUALE CHE COSA SUCCEDE? I separati possono: 1)    Rimanere    separati,    anche    per    tutta    la    vita    senza    mai    né    riconciliarsi    né    divorziare, (conservando   così   gli      stessi   diritti   successori   del   coniuge   sposato   e   non   separato   leggi   l’art.lo   548c.c.    e   la validità dei titoli che sono fonte del  diritto di credito rappresentato dall’assegno di mantenimento).  2)    Divorziare ,    dopo    un    periodo    di    tempo    di    separazione    ininterrotta    (6    mesi    in    caso    di separazione consensuale o 1 anno in caso di separazione giudiziale). 3) Riconciliarsi   (annullando   gli   effetti   della   separazione   e   dunque   rinunciando   al   titolo   che   da   diritto   di   ricevere l’assegno di mantenimento, ove presente).    Come   detto,   I   coniugi,   dopo   6   mesi   o   un   anno   di   separazione   (vedi   di   seguito)   non   sono   tenuti   a decidere   se   divorziare   o   riconciliarsi,   possono   invece   decidere   di   rimanere   separati,   se   lo   desiderano, anche    per    tutta    la    vita    e    rimanere    nella    condizione    di    poter    chiedere    il    divorzio    in    qualunque momento ad es. anche dopo 10 o 20 anni.  Se     i     coniugi     vogliono     riconciliarsi     devono     semplicemente     tornare     insieme,     essendo     la riconciliazione     nell’ordinamento     italiano     fattuale.     La     riconciliazione     annulla     gli     effetti     della separazione. leggi la riconciliazione   DOPO LA SEPARAZIONE POSSO AVERE UN’ALTRA RELAZIONE? Si,    dopo    che        il    giudice    autorizza    i    coniugi    a    vivere    separati.    Sul    punto    la    Cassazione    ha sentenziato:  “una   volta   iniziato   il   giudizio   di   separazione   e   cessata   di   fatto   la   convivenza,   non   possono   logicamente più   assumere   autonomo   rilievo   i   comportamenti   successivi   del   coniuge   separato,   anche   se,   in   ipotesi,   idonei a    giustificare    una    dichiarazione    di    addebitabilità,    posto    che    l’addebito    trova    la    sua    collocazione esclusivamente    nel    quadro    della    separazione,    come    responsabilità    causativa    dell’intollerabilità    della prosecuzione   della   convivenza,   e   non   ha   quindi   ragion   d’essere   allorché   la   convivenza   è   cessata   (SEZIONE   I CIVILE Sentenza 1 luglio - 19 settembre 2008, n. 23885, Cass. 1997/6566)” . Dunque   non   ci   sarebbe   da   temere   l’addebito   se   la   relazione   extraconiugale   comincia   dopo   la separazione,    anche    se    esiste    qualche    pronunciamento    contrario    minoritario    e    risalente:    Cass. 2148/1991.  Tuttavia   una   relazione   successiva   alla   separazione   se   si   traduce   in   una   convivenza   more   uxorio   con   il   nuovo   compagno/a   produce   una   conseguenza   pregiudizievole:   l’altro   coniuge   può   ottenere   che sia revocato il provvedimento di assegnazione  della casa familiare.  Leggi l’art.lo 337 sexies c.c.
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